Ci sono momenti in cui si ha l’occasione di tirar fuori dal cassetto qualcuno dei pensieri che ci accompagnano lungo la vita. Quelle convinzioni che fanno parte della nostra stessa anima e ci sospingono lungo la strada che percorriamo ogni giorno.
Uno dei miei pensieri costanti è che i cavalli ti portano dappertutto, compresi i tempi che non ci sono più: seguirli è il mio modo preferito di leggere la storia.
Chi mi conosce sa di questa mania e la sopporta con gentilezza.
Qualche giorno fa, però, c’è stata l’occasione di mettere a disposizione dei miei concittadini qualcosa che arriva proprio da loro, dai miei e nostri amatissimi cavalli.
L’occasione è stata il Giro d’Italia per la Pace, un’iniziativa alla quale ha aderito anche il Comune di Città della Pieve, dove abito, coinvolgendo 24 associazioni del territorio in una giornata di attività e riflessioni.
L’associazione culturale Pievecavalli, di cui faccio parte, ha scelto di organizzare un incontro pubblico dal titolo «I cavalli e l’Arte della Pace».
A condurre il dialogo, il 16 ottobre nella Sala Grande di Palazzo della Corgna, è stata Milena Starita. Indispensabile e preziosa la presenza di chi ha accettato l’invito e ha partecipato con la propria attenzione, le proprie domande e le proprie esperienze personali.
L’idea dalla quale siamo partiti è semplice: osservare come i cavalli affrontano le tensioni all’interno del branco, e chiederci se alcuni aspetti del loro comportamento possano suggerire qualcosa di utile anche al nostro vivere sociale.
Perché il cavallo è un animale sociale, come noi. Ed è anche un erbivoro, una preda che ha trovato nella fuga e nella coesione con i propri simili due fondamentali strumenti di sopravvivenza.
Ma attenzione: nei rapporti sociali dei cavalli ci sono anche calci, morsi, minacce e competizione. Non stiamo parlando di creature naturalmente non violente, né di un idillio permanente.
I cavalli possiedono però un articolato linguaggio di segnali corporei, posture, distanze e comportamenti attraverso i quali possono comunicare il proprio disagio, evitare uno scontro o regolare una tensione prima che degeneri.
Non sempre ci riescono, naturalmente. Ma è proprio questa complessità a rendere interessante il confronto con noi.
I cavalli non vivono senza conflitti: possono però affrontarli senza che ogni divergenza debba necessariamente distruggere una relazione.
Uno spunto che invita a interrogarci sul nostro modo di affrontare le differenze e sulla possibilità di mantenere un legame anche quando emergono tensioni, incomprensioni e bisogni diversi.
Dalle dinamiche di comunicazione, cooperazione e gestione degli spazi di un branco possiamo imparare molto. Non perché i cavalli siano moralmente migliori di noi, ma perché osservare un’altra società ci aiuta a guardare la nostra con occhi differenti.
Fiducia, ascolto, rispetto delle distanze e capacità di riconoscere i segnali degli altri sono elementi importanti della loro convivenza. E possono offrirci interessanti occasioni di riflessione sulla nostra.
Senza idealizzare un irreale paradiso equino, conoscere meglio le loro regole può renderci più consapevoli di ciò che serve per costruire la pace.
Perché fare la pace è qualcosa di attivo, qualcosa che va costantemente ricercato e praticato.
Lo abbiamo sperimentato anche durante il nostro incontro: non basta eliminare le occasioni di contrasto, occorre imparare ad affrontarle senza lasciarsi dominare dalle reazioni immediate. A flemmatizzarle, per usare un verbo poco comune ma particolarmente efficace.
Del resto, è proprio questo il senso della parola arte, che la Treccani riconduce anche alla capacità di agire sulla base di regole, esperienze e conoscenze.
La pace, allora, può essere considerata un’arte: qualcosa che si impara, si esercita, si perfeziona. E che richiede impegno.
Un impegno che continua
Ci ha fatto particolarmente piacere il commento che Luca Marchegiani, assessore alla Cultura di Città della Pieve, ha voluto dedicarci dopo l’incontro:
«L’incontro organizzato da Pieve Cavalli nell’ambito della tappa del Giro d’Italia per la Pace ci offre l’occasione di riflettere su un messaggio quanto mai attuale. I cavalli, attraverso il loro comportamento e il loro modo di relazionarsi, ci insegnano che anche le tensioni possono essere affrontate senza ricorrere allo scontro, attraverso l’ascolto, il rispetto e la capacità di trovare un equilibrio. In un tempo segnato da guerre e conflitti, il loro esempio ci invita a riscoprire il valore della non violenza e del dialogo. Come Amministrazione comunale, crediamo che la cultura della pace si costruisca anche attraverso esperienze come questa, capaci di trasmettere valori universali con semplicità e immediatezza. Ringrazio Pieve Cavalli per aver promosso questo momento di incontro e riflessione, che contribuisce a fare della nostra comunità un luogo in cui la pace non sia soltanto una parola, ma un impegno concreto e quotidiano».
Anche il sindaco di Città della Pieve, Fausto Risini, che ha partecipato all’incontro, ha sottolineato il valore dell’esperienza collettiva e annunciato un passo concreto per darle continuità.
«Vogliamo che questo impegno non si esaurisca con una manifestazione. Per questo abbiamo deciso di istituire un Tavolo permanente della Pace, coordinato dal Comune, al quale prenderanno parte tutte e 24 le associazioni coinvolte. Sarà uno strumento per promuovere nuove iniziative e mantenere viva l’attenzione su un tema che riguarda tutti».
Un’attenzione particolare, ha spiegato il sindaco, sarà rivolta alle scuole e ai più giovani, perché imparare fin da piccoli il valore del dialogo e del rispetto reciproco significa gettare le basi per una società capace di vivere in pace.
La pace si fa, insieme
Vorrei però tornare per un momento a quello che è accaduto nella Sala Grande di Palazzo della Corgna.
Il tempo trascorso insieme per «I cavalli e l’Arte della Pace» è stato un vero lavoro sul campo, guidato da Milena Starita ma reso possibile soltanto dagli interventi dei presenti, che hanno accettato di mettersi in gioco e condividere pensieri ed esperienze.
E non è stato sempre semplice.
Abbiamo sperimentato quanto sia facile lasciarsi condizionare dai pregiudizi, quanto possa essere difficile avere fiducia, ascoltare davvero e accettare interpretazioni differenti dalle nostre.
Abbiamo scoperto, insomma, che parlare di pace è molto più facile che praticarla.
Ma forse è proprio qui che si trova il senso del nostro incontro, e anche della lezione che abbiamo cercato tra i cavalli.
Non si tratta di vivere senza contrasti, né di essere sempre d’accordo: si tratta di scegliere cosa fare quando il contrasto arriva.
Di non lasciare che ogni divergenza diventi uno scontro, che ogni differenza si trasformi in una distanza incolmabile.
Perché la pace è un atto preciso, testardo, costante e cosciente di volontà.
Grazie a tutti quelli che ci sono stati, grazie di cuore: siete stati fondamentali, tutti, dal primo all’ultimo.
E grazie per il lungo, affettuoso, commosso applauso dedicato Ina Mainusch, amazzone pievese mancata proprio quel giorno: nel pensiero di tutti sarebbe stata con noi, nel pensiero di tutti sarà per sempre in chi ha imparato con lei ad amare e conoscere i cavalli.






















